E' scomparso sul corridoio dietro la valigia e i passeggeri, dietro un'ombra,
e con lui il treno oltre la curva della frana con bottiglietta d'acqua.
Poi il silenzio dello sferragliare s'è fermato alle 13 e 28.
Tornerà tra due anni, come altre volte, con la vita imbagagliata nel trolley.
Arriverà per le scale ansimando, mi verrà un pensiero.
Un manifesto, le scarpe andate, le cassette dei film, la sedia rotta,
qualche Barthes e Calvino sul parquet, non c'era posto: evito rogne a Malpensa.
M'affaccio e c'è da rifare il letto come l'esistenza di sé.
Anche il minestrone è così duro che lo pesto con la forchetta e a pugni,
non s'ammorbidisce, non entra, dice che la stenosi è più del solito.
Passano ore e gli uccelli cantano che ancora il parco è abbuiato di nebbia,
si fa tardi anche stasera per niente.
(28 gennaio 2012)
Ciò di cui si può parlare non è ciò che è. C'è dell'altro sotto le crepe scure ... bellezza !
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Patria
Un giorno è caduta la bandiera della mia patria,
poi l'inno non s'è più sentito e non se n'è saputo più niente.
Sono caduti ad uno ad uno tutti i miti che indicavano il da farsi,
sono cadute le favole, gli amori, l'aria garibaldina che teneva fresco l'andare.
E il luogo della patria è sfumato anch'esso un mattino di marzo 2005,
non c'era più posto dove stare e sono diventato extracomunitario anch'io.
Ogni luogo era buono per stare con me stesso sotto le nuvole,
una specie di liberazione - direte - ma non sembra nemmeno così.
Un bacio all'aria fritta, un bacio ai ricordi, alla macchinosità del divenire
faceva più rumore del treno che fa sobbalzare le fondamenta di casa
se abiti nei pressi di una ferrovia di campagna.
Andavo nella prateria sconfinata della mia mente a cercare luci,
ma tornavo con un pugno di niente avvolto in un panno di nebbia.
Bandiera, inno, e il luogo di una patria rimanevano indicibili,
anche un guard-rail del porto era buono per sentirmi a casa,
anche un dondolo ergonomico era buono per congelare le meningi.
La città intera, tutte le città, non erano quanto un guard-rail del porto,
dove osservi le manovre dei traghetti come un gioco da tavolo.
Ora mi manca pure la nudità delle cose traverse,
delle cose che non si vedono ma ci sono, di quelle che si vedono ma non vedi,
che s'è disciolta nell'acido lisergico di un lustro.
poi l'inno non s'è più sentito e non se n'è saputo più niente.
Sono caduti ad uno ad uno tutti i miti che indicavano il da farsi,
sono cadute le favole, gli amori, l'aria garibaldina che teneva fresco l'andare.
E il luogo della patria è sfumato anch'esso un mattino di marzo 2005,
non c'era più posto dove stare e sono diventato extracomunitario anch'io.
Ogni luogo era buono per stare con me stesso sotto le nuvole,
una specie di liberazione - direte - ma non sembra nemmeno così.
Un bacio all'aria fritta, un bacio ai ricordi, alla macchinosità del divenire
faceva più rumore del treno che fa sobbalzare le fondamenta di casa
se abiti nei pressi di una ferrovia di campagna.
Andavo nella prateria sconfinata della mia mente a cercare luci,
ma tornavo con un pugno di niente avvolto in un panno di nebbia.
Bandiera, inno, e il luogo di una patria rimanevano indicibili,
anche un guard-rail del porto era buono per sentirmi a casa,
anche un dondolo ergonomico era buono per congelare le meningi.
La città intera, tutte le città, non erano quanto un guard-rail del porto,
dove osservi le manovre dei traghetti come un gioco da tavolo.
Ora mi manca pure la nudità delle cose traverse,
delle cose che non si vedono ma ci sono, di quelle che si vedono ma non vedi,
che s'è disciolta nell'acido lisergico di un lustro.
(6 dicembre 2010)
.Una ventata improvvisa
Una ventata improvvisa m’ha scardinato l’ombrello nuovo,
manico rotto, cupola rovesciata, bacchette distorte, mantella strappata.
C’era pure nelle cose l’accenno del nubifragio imminente,
ma la sorpresa è stata inalienabile e funesta, ... e di schiena.
Mi sono ritrovato in casa con un oggetto diverso tra le mani,
volevo buttarlo alla comunità, volevo azzardarlo a un algebrista.
Volevo perfino andarmene all’inferno per non vederlo più così ridotto,
per non sentire più l’eco per casa della porta alle sei.
Ed all’alba scrutavo se fosse ancora qui,
se una sola, anche in una sola vena potessi sentire una pulsazione fioca.
Mi sono ristretto fin quasi a scomparire nelle mie spallucce strette,
e ringraziavo non so chi dell’immanenza incredula e pietosa.
Mille giorni in apnea di tutto, mille giorni in apnea d’affetti, d’agio, d’ingiurie
alle nuvole che n’aveano divelto il senso con un tradimento sottinteso.
Giravo come un fantasma alla ricerca di cose che non si sanno,
di cose che ti possano far dormire quando non ti viene il sonno,
di cose che sai che ci sono ma non sai come e dove sono.
L’inutile ricerca s’è aqquietata con l’aqquietarsi delle cose in se,
con le parole stridule di un dormiveglia schivo,
con i pensieri di un sonnambulo grato alle stelle
per non dover sentir l’odor di brasatura da bara.(28 novembre 2010)
.Ancora Szymborska
Me ne torno con la mia Szymborska in 25 miti
e le tasche piene di fazzoletti umiditi
al punto di partenza, ed anche oltre.
Senza la cinesina milanese che ripete
p come pane, c come casa, v come vento.
Ma con el niño divelto dinanzi che ripete
c come canna, p come pera, eccetera,
verde finanziere, di carne e ossa ma pupazzo di pezza.
Ora qui c'è la raccolta differenziata che risolve,
ma qualche cartone afflosciato dalla pioggia
non sappiamo dove conferirlo.
Passano carrozzelle anche qui
ma svoltano brusche e confuse sgommando
in una strada secca e senza ragione.
Anche qui mangerò supplì freddi,
mentre l'indiano bronzato pulisce il vetro.
Ci sono io con le mie carabattole di sempre,
i miei sigari, i miei calzettoni militari ai piedi,
il mio tarlo, le mie spallucce strette,
a guardare il corpo di un uomo quasi andato.
e le tasche piene di fazzoletti umiditi
al punto di partenza, ed anche oltre.
Senza la cinesina milanese che ripete
p come pane, c come casa, v come vento.
Ma con el niño divelto dinanzi che ripete
c come canna, p come pera, eccetera,
verde finanziere, di carne e ossa ma pupazzo di pezza.
Ora qui c'è la raccolta differenziata che risolve,
ma qualche cartone afflosciato dalla pioggia
non sappiamo dove conferirlo.
Passano carrozzelle anche qui
ma svoltano brusche e confuse sgommando
in una strada secca e senza ragione.
Anche qui mangerò supplì freddi,
mentre l'indiano bronzato pulisce il vetro.
Ci sono io con le mie carabattole di sempre,
i miei sigari, i miei calzettoni militari ai piedi,
il mio tarlo, le mie spallucce strette,
a guardare il corpo di un uomo quasi andato.
(7 febbraio 2010)
.
L'angioletto di Piazza Roma
Non vedo dirupi, né sabbie mobili.
Che ci sia già dentro?
Non vedo luci per una dirittura soave,
ma sono soddisfatto di questo niente minino.
Rido anche di qualche cosa, qualche volta,
e se mi guardo intorno vedo talora il peggio che avanza procace.
Mentre l'angioletto di Piazza Roma piscia in alto
con la sua prostata ingrossata
mi saluta una studentessa in esubero esistenziale
e mi libera del chiodo vacuo del nulla.
Mi domando per dove passa la differenza,
lei così solare, io così come ho detto.
Non c'è ossigeno qui, nè cicoria da carpire,
non ci sono ombrelloni, né il sospiro dei morti,
e la vecchia dalle mille buste attorcigliate non passa.
Umbertino il barbone, poi, è morto.
Che ci sia già dentro?
Non vedo luci per una dirittura soave,
ma sono soddisfatto di questo niente minino.
Rido anche di qualche cosa, qualche volta,
e se mi guardo intorno vedo talora il peggio che avanza procace.
Mentre l'angioletto di Piazza Roma piscia in alto
con la sua prostata ingrossata
mi saluta una studentessa in esubero esistenziale
e mi libera del chiodo vacuo del nulla.
Mi domando per dove passa la differenza,
lei così solare, io così come ho detto.
Non c'è ossigeno qui, nè cicoria da carpire,
non ci sono ombrelloni, né il sospiro dei morti,
e la vecchia dalle mille buste attorcigliate non passa.
Umbertino il barbone, poi, è morto.
(12 marzo 2008)
.
L'estrogeno saltato
L'estrogeno è saltato all'ultima curva
con lo stridore dei freni è rimasto solo l'acre delle ascelle.
L'estrogeno è saltato sul ponte della morte
inabissando anche le lacrime che sono scese fino a giorno.
Si dicono deluse del moderno
ma aguzzano l'ingegno della nonna
agitando le chiome da assettare.
L'estrogeno è saltato dall'orlo del baratro
come nel film "Gioventù bruciata"
e non ha lasciato scie sul selciato.
Ci siamo persi nelle penombre bizantine
consumando l'ultima siringa dorica
senza esercizi ginnici né palestra.
E' rimasto l'acre delle ascelle
a barattare una spilla da balia
mentre la mia verve è infartuata.
Non si vede il giorno quando passa la ronda della vita
a darti lo schema del da farsi,
non ho visto l'inganno
e sono inaridito senza peso né feste.
con lo stridore dei freni è rimasto solo l'acre delle ascelle.
L'estrogeno è saltato sul ponte della morte
inabissando anche le lacrime che sono scese fino a giorno.
Si dicono deluse del moderno
ma aguzzano l'ingegno della nonna
agitando le chiome da assettare.
L'estrogeno è saltato dall'orlo del baratro
come nel film "Gioventù bruciata"
e non ha lasciato scie sul selciato.
Ci siamo persi nelle penombre bizantine
consumando l'ultima siringa dorica
senza esercizi ginnici né palestra.
E' rimasto l'acre delle ascelle
a barattare una spilla da balia
mentre la mia verve è infartuata.
Non si vede il giorno quando passa la ronda della vita
a darti lo schema del da farsi,
non ho visto l'inganno
e sono inaridito senza peso né feste.
(28 febbraio 2008)
.
Piazza Roma
I palazzi mi cadono addosso
in questo tavolo a Piazza Roma
mentre l'amico di spalle fuma un sigaro con me.
Non c'è luogo per stare sotto questo ombrellone
che si accascia su di me,
e le fronde degli alberi a primavera
mi pesano come mosche sotto il caldo.
Anche la musica di Battisti
si avvolge su di me come un pitone
con il primo innamoramento di "Balla Linda",
mi rammenta anni passati,
attuali come l'indecidibile di Godel.
Tra le cicche in terra
non ce ne sono tre allineate, come se un dio
ne impedisse la disposizione.
Non si sente lo sferragliare dei treni qui.
Tutto ti sormonta feroce
come la fienagione d'agosto in montagna,
come la folla ondulante di Roma,
come i pensieri sul foglio che s'aggrinza da solo.
Qui tutto è niente, e niente pare tutto,
tutto scorre in un fluire immobile,
niente ha l'aspetto del mio cuore ormai stanco
stretto tra le domande su un passaporto d'aldilà.
Passano uomini e donne anche qui,
ma non guardano niente,
pesanti nei loro luoghi mentali senza luogo.
Passano piccioni secolari, cartacce svolazzanti,
motorette impettite, divorziati indifferenti.
Passano occhi vuoti che si fermano su un'etichetta
che non domandano più nemmeno il prezzo,
che spariscono su se stessi come gorghi.
Non passano adolescenti, non passano buoi al giogo,
né Nietsche, che appare lontano,
astruso profeta che non parla più a nessuno.
Con cento buste di plastica attorcigliate
passa una vecchia grassa che ruga all'inferno,
sguardo basso, misura le mattonelle
di un marciapiede che non c'è,
misura la morte che cammina.
Vaga in cerca di un luogo,
rimonta a Capodimonte
e cerca il vedere lontano e sobrio
nascosto nell'urbe delle nebbie bizantine,
nelle sabbie mobili di un'esistenza che pulsa ancora.
Passano i tempi senza avere una meta
e ridispongono a caso le cicche
mostrano insolenza per luoghi ordinati,
mostrano forze che non vediamo
che scorrono sotto la pelle come sotto al pavé.
in questo tavolo a Piazza Roma
mentre l'amico di spalle fuma un sigaro con me.
Non c'è luogo per stare sotto questo ombrellone
che si accascia su di me,
e le fronde degli alberi a primavera
mi pesano come mosche sotto il caldo.
Anche la musica di Battisti
si avvolge su di me come un pitone
con il primo innamoramento di "Balla Linda",
mi rammenta anni passati,
attuali come l'indecidibile di Godel.
Tra le cicche in terra
non ce ne sono tre allineate, come se un dio
ne impedisse la disposizione.
Non si sente lo sferragliare dei treni qui.
Tutto ti sormonta feroce
come la fienagione d'agosto in montagna,
come la folla ondulante di Roma,
come i pensieri sul foglio che s'aggrinza da solo.
Qui tutto è niente, e niente pare tutto,
tutto scorre in un fluire immobile,
niente ha l'aspetto del mio cuore ormai stanco
stretto tra le domande su un passaporto d'aldilà.
Passano uomini e donne anche qui,
ma non guardano niente,
pesanti nei loro luoghi mentali senza luogo.
Passano piccioni secolari, cartacce svolazzanti,
motorette impettite, divorziati indifferenti.
Passano occhi vuoti che si fermano su un'etichetta
che non domandano più nemmeno il prezzo,
che spariscono su se stessi come gorghi.
Non passano adolescenti, non passano buoi al giogo,
né Nietsche, che appare lontano,
astruso profeta che non parla più a nessuno.
Con cento buste di plastica attorcigliate
passa una vecchia grassa che ruga all'inferno,
sguardo basso, misura le mattonelle
di un marciapiede che non c'è,
misura la morte che cammina.
Vaga in cerca di un luogo,
rimonta a Capodimonte
e cerca il vedere lontano e sobrio
nascosto nell'urbe delle nebbie bizantine,
nelle sabbie mobili di un'esistenza che pulsa ancora.
Passano i tempi senza avere una meta
e ridispongono a caso le cicche
mostrano insolenza per luoghi ordinati,
mostrano forze che non vediamo
che scorrono sotto la pelle come sotto al pavé.
(5 maggio 2007)
.
Favole
Torpidi arcigni a tempestar contrade d'eroina
dal mare arrivano in container colorati
con la loro merce a tonnellate
inondano piazze, vicoli e il servizio antidroga.
Nessuno li vede, nessuno li sente.
Le favole dicono che c'è un prefetto,
e che un questore vigila attento,
ma che non acchiappano che mosche,
e il poliziotto assèvera in verbale.
abbiamo poco da offrire dopo la mietitura della vita,
siamo rimorchi svuotati del carico,
bilici senza le ruote,
frasche oscillanti prima di una pedata,
luci che stanno solo su una pellicola.
come di ogni nome non se ne sa più il perchè.
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dal mare arrivano in container colorati
con la loro merce a tonnellate
inondano piazze, vicoli e il servizio antidroga.
Nessuno li vede, nessuno li sente.
Le favole dicono che c'è un prefetto,
e che un questore vigila attento,
ma che non acchiappano che mosche,
e il poliziotto assèvera in verbale.
.
Cadono miti e non basta ispezionarci dentro,abbiamo poco da offrire dopo la mietitura della vita,
siamo rimorchi svuotati del carico,
bilici senza le ruote,
frasche oscillanti prima di una pedata,
luci che stanno solo su una pellicola.
.
Ogni cognome porta storie dimenticatecome di ogni nome non se ne sa più il perchè.
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(4 maggio 2007)
.
Gita di Pasquetta 2007
La mia lingua non viene parlata su questo tram,
solo balbettio di gente senza luogo
che scruta se arriva il controllore.
Belle donne su tacchi a spillo
che ostentano fascini consumati nel ventre,
s'aggiustano i capelli scrollando la testa
emanano odori da femmina che il tempo non seppellisce.
Anch'io senza luogo, ... da uno scalino
rispondo per la metro più vicina a Trastevere
a ragazzi briosi, esposti agli appetiti dell'esistenza.
Mi alzo e vado a passeggio,
riprendo l'andare, che lo stare è già inquieto.
Non ho da fare scelte ... io,
e mi godo il vuoto che s'assomma all'angoscia.
Valige e borsoni a rotelle stridono sul selciato.
Passano auto con uomini e donne nell'urbe dei miti,
passano a piedi, s'informano guardando colonne e fontane,
schivando borsette e cinture di marca.
Big-mac 5 euro ... mi dice l'indiano bronzato,
ma rimangio i supplì che sono ormai freddi.
Si macchiano di colpe che non li faranno dormire,
di colpe non loro,
s'impastano all'aria melensa del diesel,
come all'acre del decapante da bara che ho nel naso.
solo balbettio di gente senza luogo
che scruta se arriva il controllore.
Belle donne su tacchi a spillo
che ostentano fascini consumati nel ventre,
s'aggiustano i capelli scrollando la testa
emanano odori da femmina che il tempo non seppellisce.
Anch'io senza luogo, ... da uno scalino
rispondo per la metro più vicina a Trastevere
a ragazzi briosi, esposti agli appetiti dell'esistenza.
Mi alzo e vado a passeggio,
riprendo l'andare, che lo stare è già inquieto.
Non ho da fare scelte ... io,
e mi godo il vuoto che s'assomma all'angoscia.
Valige e borsoni a rotelle stridono sul selciato.
Passano auto con uomini e donne nell'urbe dei miti,
passano a piedi, s'informano guardando colonne e fontane,
schivando borsette e cinture di marca.
Big-mac 5 euro ... mi dice l'indiano bronzato,
ma rimangio i supplì che sono ormai freddi.
Si macchiano di colpe che non li faranno dormire,
di colpe non loro,
s'impastano all'aria melensa del diesel,
come all'acre del decapante da bara che ho nel naso.
(9 aprile 2007)
.
Vaneggio
Aleggio nel turismo di Vienna senza luogo,
leggero su un pass che non porta orizzonti
né giardini, né tombe, né lanuggine di pioppi, né pelucchi d'acrilico.
L'afa di Ancona mi passa radente alla mente
anima senza corpo, orecchio senz'ode
erba di un prato senza flamen, anima senza corpo,
fruste fugaci che sferzano ombre aggrottate nell'aria.
Risme di carta che il vento dislega
come gocce d'olio nell'acqua calda distesa.
Rampogna che rode il cervello
e fregia d'alloro l'inferno imminente ...
mi chiedo l'errore, lo sbaglio, la cosa mancata,
lo scacco raccolto mi ghiaccia.
Si perde ogni senso, ogni amore, ogni roccia.
Le mani incrociate non danno ragione
a un rosario nervoso che asserisce e smentisce,
svanisce e ritorna più ampio.
Mi manca perfino la pelle della nudità
intorno al farsi la morte.
Mi iscrivo all'immenso e ne studio le mosse,
mi duole la pancia, mi strido da solo,
m'aggrotto e mi scrollo le spalle,
scrivo e riscrivo pensieri sconclusi e sonnanti,
ripresi di notte, riletti di giorno,
stracciati come lemmi inessenziali.
Statuario il problema campeggia, si sfuma,
ritorna tagliando ogni cosa, s'arruffa, si staglia, si toglie.
Rapace aspira ogni fiume nel vano, ... nel limbo della cosa.
La tacita intesa sobbolle di nulla.
Non c'è preghiera, scongiuro, perdono, riscossa.
Se Parmenide aiuta, Eraclito affossa,
e mi scrive sull'orlo del foglio ch'è la fine.
leggero su un pass che non porta orizzonti
né giardini, né tombe, né lanuggine di pioppi, né pelucchi d'acrilico.
L'afa di Ancona mi passa radente alla mente
anima senza corpo, orecchio senz'ode
erba di un prato senza flamen, anima senza corpo,
fruste fugaci che sferzano ombre aggrottate nell'aria.
Risme di carta che il vento dislega
come gocce d'olio nell'acqua calda distesa.
Rampogna che rode il cervello
e fregia d'alloro l'inferno imminente ...
mi chiedo l'errore, lo sbaglio, la cosa mancata,
lo scacco raccolto mi ghiaccia.
Si perde ogni senso, ogni amore, ogni roccia.
Le mani incrociate non danno ragione
a un rosario nervoso che asserisce e smentisce,
svanisce e ritorna più ampio.
Mi manca perfino la pelle della nudità
intorno al farsi la morte.
Mi iscrivo all'immenso e ne studio le mosse,
mi duole la pancia, mi strido da solo,
m'aggrotto e mi scrollo le spalle,
scrivo e riscrivo pensieri sconclusi e sonnanti,
ripresi di notte, riletti di giorno,
stracciati come lemmi inessenziali.
Statuario il problema campeggia, si sfuma,
ritorna tagliando ogni cosa, s'arruffa, si staglia, si toglie.
Rapace aspira ogni fiume nel vano, ... nel limbo della cosa.
La tacita intesa sobbolle di nulla.
Non c'è preghiera, scongiuro, perdono, riscossa.
Se Parmenide aiuta, Eraclito affossa,
e mi scrive sull'orlo del foglio ch'è la fine.
(27 marzo 2007)
.
.
Quella mano grassottella
Quella mano grassottella s'è smagrita
come una zampa di pollo bollita
il cui destino è un bidone.
Quella mano grassottella nella mia,
non c'è più ... non c'è più ... non c'è più,
s'è smarrita nel tempo estraneo della polis maledetta.
Quella mano grassottella tornerà distesa
sull'addome, nell'odore aspro del decapante.
Strideranno le mamme,
getterò il mio pugno di terra al vento.
Poi aleggerà su di noi uno spirito di pace
che il tempo fonderà con l'aria dei respiri
come la rugiada su tutte le cose.
E se mi spingo nell'oasi della morte
sarò preso dalla selva della vita
che mi prenderà la mente fino a stritolarla
leggera leggera come i pensieri di un risveglio.
come una zampa di pollo bollita
il cui destino è un bidone.
Quella mano grassottella nella mia,
non c'è più ... non c'è più ... non c'è più,
s'è smarrita nel tempo estraneo della polis maledetta.
Quella mano grassottella tornerà distesa
sull'addome, nell'odore aspro del decapante.
Strideranno le mamme,
getterò il mio pugno di terra al vento.
Poi aleggerà su di noi uno spirito di pace
che il tempo fonderà con l'aria dei respiri
come la rugiada su tutte le cose.
E se mi spingo nell'oasi della morte
sarò preso dalla selva della vita
che mi prenderà la mente fino a stritolarla
leggera leggera come i pensieri di un risveglio.
(27 marzo 2007)
.
In morte dell'aria che respiro
Mi sono strutto al tepore del tuo fiato
come un elettrodo al flusso della corrente.
Mi beavo carezzando la tua mandibola pelosa
mentre i tuoi occhi mi spogliavano della miseria.
Ora gli àuguri sono sopra al tempo
e non danzano più con noi.
L'odor di brasatura da bara
sale alla memoria di mani giunte a un rosario.
Mi agito librandomi alto ... (a livello degli acari)
tra il cesso e lo studio bevendo un caffè.
Tra gli acari e il lezzo del sigaro
mi faccio una sega.
Il turno è arrivato e Cronos vagheggia sorprese
sfalsando passaggi ... che dire non posso.
Non c'è appello alla cura che fu,
me lo dice Lao Tsu mi che il seme contiene la fine.
E allora ... che bacherozzi pulsanti
faranno metano nella cassa stagnata,
qual pietra bagnerò di dolore
s'io non mescessi l'eterno col qui?
come un elettrodo al flusso della corrente.
Mi beavo carezzando la tua mandibola pelosa
mentre i tuoi occhi mi spogliavano della miseria.
Ora gli àuguri sono sopra al tempo
e non danzano più con noi.
L'odor di brasatura da bara
sale alla memoria di mani giunte a un rosario.
Mi agito librandomi alto ... (a livello degli acari)
tra il cesso e lo studio bevendo un caffè.
Tra gli acari e il lezzo del sigaro
mi faccio una sega.
Il turno è arrivato e Cronos vagheggia sorprese
sfalsando passaggi ... che dire non posso.
Non c'è appello alla cura che fu,
me lo dice Lao Tsu mi che il seme contiene la fine.
E allora ... che bacherozzi pulsanti
faranno metano nella cassa stagnata,
qual pietra bagnerò di dolore
s'io non mescessi l'eterno col qui?
(1° luglio 2006)
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