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Decadence, Monsieur ... Decadence

L'ortofrutta Peppino, quello oltre il calzolaio,
dopo Natale dice che starà a casa.
Anche quattro edicole di giornali
hanno chiuso a dicembre per asfissia.
Le ghiande delle roverelle di Piazza Bassi
sono beccate con nervosismo dai piccioni,
lo spazzino comunale non passa più da mesi.
Le foglie secche e le cartacce
sono padrone dei marciapiedi e i bidoni
della differenziata sono rovesciati
da tempo davanti a Banca Marche,
come arredi urbani pazienti della ripresa
e indicatori della crisi anche nell'uso e getta.
Anche l'assenza di Bengalesi, Marocchini e Polacchi
davanti al Carrefour sono un brutto segno.
La verve dei vecchietti in affari perenni
a Piazza Roma è diventata messianica attesa
di un'improbabile pensione da rottamati.
Anche la mia penna tira il fiatone
in questo Natale stanco e senza bancarelle.
Mentre io sto in un cantuccio arcaico
che è la caldera delle mie sinapsi.
(martedì 22 gennaio 2016 - Omaggio a Vladimir Vysotsky, La caccia ai lupi,
qui trovi le parole)

Sera

M'abbuio
d'un buco.
(21 marzo 2012, Omaggio 1 a Ungaretti. Maledizione al 20 pollici)

Cercare

Cerco ciò che non c'è alla Feltrinelli.
Un odore, un passaggio, l'ombra lunga di mezzogiorno.
Anche dal tabaccaio scompigliato guardo bene oltre il banco.
Un piccione mi starnazza davanti, vorrebbe delle briciole,
ma il big-mac l'ho già ingoiato in piedi.
Non mi dicono qui se l'infinito che cerco sta di là o di qua.
Non l'hanno visto, e sono meravigliati che qualcuno ne chieda.
Ci accompagna l'ombra sul fianco sinistro,
e così la strada è più gelida, sprizza tramontana e la morte.
Musil, Chateaubriand ? Sono morti anche loro come toccherà a me.
Non ci saranno sconti, non ne cerco, ho sempre pagato il prezzo.
Non darò battaglia alla morte. E chi se ne frega ! Venga pure.
Non mi ghiaccia a pensarci e non m'incuriosisce, la vedo e non mi monto la testa.
Intorno si fa il vuoto. Vanno a pranzo e ne tornano altri a stomaco pieno.
I palazzi bombardati sono stati rifatti allora, ed è già ora di ribombardarli.
Così avremo tutti la merda alle pupille, e da essa nascerà qualche cosa,
anche se s'allargherà il mattatoio della storia.
Guardo in giro, ma non c'è alcuno che conosco cui far leggere queste righe
senza darmi del matto a stomaco vuoto.
(21 gennaio 2012, a Piazza Roma)

La cinesina milanese

Ho le tasche del giaccone piene delle mie carabattole,
sigari, caramelle, la Szymborska in 25 miti,
e poi il cellulare, la fotocamera, il taccuino su cui scrivo,
questa penna che sopravanza le idee.
Se ho le tasche piene di carabattole non è perché sono povero,
mi sento ricco perché non do fastidio a nessuno,
si direbbe che sono autonomo, ma non pare nemmeno così.
Qui di fronte s’è seduta una cinesina vestita alla milanese
che ripete p come pane, c come casa, m come montagna,
ha lo sguardo loscamente ingenuo di chi non sa cos’è,
né cinese, né milanese.
E io, poi? Forse milanese per un giorno, forse bipede,
ma seduto con ordine sulla panchina di legno.
Nei palazzi di fronte ogni tanto s’alza una tapparella,
qualcuno si rischiara la voce scatarrando due tre volte,
poi giunge un bambino che vuole la nonna sullo scivolo.
Ma sé matt?!
Motorette e berline ordinate sulla Padana Superiore.
Le scope del Road House Grill si agitano nei secchioni.
Non ci sono quadrupedi qui, e nemmeno campane.
Di colpo risuona il rombo di una moto tra i palazzi,
pare arrivata la morte delle motocarrozzelle naziste
come riferisce mia madre per ricordo, qualche volta.
La Pasquetta qui è diversa da quella dell’anno scorso,
non ci sono indiani bronzati qui, nessuno ha dormito sui cartoni,
non ci sono nemmeno i cartoni, né le cartacce.
Le cornacchie sulle antenne TV si godono il sole.
Spiaggia, spiaggia, spiaggia, ripete la cinesina ignara,
alle prese con una lingua lontana quanto la sua.
(24 marzo 2008)
.

Ammuina

Ipoglicemici appena, passo svelto
visi tesi, sguardi nel nulla
in fila al banco per un polpettone
a scelta tra 10 simili.
Bienvenido Hola
Dietro la riga gialla! Privacy!
Tutto noto: dal bolo che scende al duodeno,
fino alla pisciata che ci solleva.
Ci rimane se masticare da destra o da sinistra.
Iperglicemici per un pò dinanzi al monitor,
si piega lo zigomatico, s'aggrotta il risorio,
mentre la flatulenza e il sudaticcio
prendono il posto
dell'odore di bucato e d'estrogeno.
Passiscono le capigliature e s'increspa il gel
mentre torniamo ipoglicemici.
Per miliardi di flatulanti urbani
si procede come noto e da turisti.
L'ombra remota del governatore
comincia a sentirsi sui suicidi
stanchi del benessere crudele del polpettone.
L'ammuina generale fa scacco del pensiero d'ognuno.
(29 febbraio 2008)
.

Mattoni

Non ho più voglia di mettere insieme
i mattoni del mio futuro
e tra queste mura non si sta più come prima.
Quelli che avevo si stanno allentando
in quest'ultimo lustro
e il vento passa pure in questo grosso maniero.
Pare di star sulla strada con la mente e col corpo
ad aspettare scenari
che per ora non si vedono all'orizzonte.
(19 settenbre 2004)
.

Niente di niente

Passo la giornata immerso nell'esame del niente.
Profondo esame del nulla,
tra una canna di bambou e un muro di terra cruda.
Passo la settimana nell'esame approfondito di un'ombra.
E passa anche il mese, or che è agli sgoccioli.
L'anno pure se ne va cantando il requiem.
Esaminato il nulla, si passa al niente
che pare più promettente, come un'angoscia
nel turbinio vuoto e sensuale di un nonnulla.
Tutto passa e se ne va - diceva nonno Bastiano -
col fiume della vita evaporato dopo la curva stretta
della sospensione del nulla al moto dell'infinito.
Un lasco pensiero oscilla nella mia mente come un cuccù
dall'adolescenza calcarea e sfarinata
dopo lo scontro audace del vivere e del morire.
Arriva la sera e celebro il niente di un sigaro
fumoso e inasprito dall'umidità dorica
e da un andare lieto e scanzonato.
(16 novembre 2003)
.

Plauso modesto

Ci siamo reimmersi nel tempo artefatto di un anno agli sgoccioli,
portando un abito con pieghe che vanno a rinnovo,
con pieghe che non fanno dormire.
E' bene andar noi dove l'anno sta andando veloce e impalpabile.
Anche nel parcheggio di un supermarket si celano visi espressivi
che sporgono avanti e si tirano indietro come frasche oscillanti.
E gli scritti presagi inconclusi riemergono col nulla di sempre,
in un plauso consumato e modesto.
(18 ottobre 2003)
.

Doppia mattanza d'Adriatico

Otteqquindici freddo
sole chiaro vallesino
sfondo San Vicino
novole dense alte
mille e mille case
sul versante assolato
le galline hanno fatto colazione
i maiali sono all'opera
quelli rimasti dalla mattanza.
Pochi contadini
a raccapezzare le frasche
nei campi e nei fossi.
D'un tratto un brivido
guardo lo specchietto
cerco la Jugoslavia sullo sfondo
oltre i pioppi d'allevamento
e le cisterne dell'API.
Non vedo né galline né maiali
ma pochi contadini vecchi
quelli rimasti dalla mattanza.
(5 gennaio 1994)
.