Sera

M'abbuio
d'un buco.
(21 marzo 2012, Omaggio 1 a Ungaretti. Maledizione al 20 pollici)

Partire

E' scomparso sul corridoio dietro la valigia e i passeggeri, dietro un'ombra,
e con lui il treno oltre la curva della frana con bottiglietta d'acqua.
Poi il silenzio dello sferragliare s'è fermato alle 13 e 28.
Tornerà tra due anni, come altre volte, con la vita imbagagliata nel trolley.
Arriverà per le scale ansimando, mi verrà un pensiero.
Un manifesto, le scarpe andate, le cassette dei film, la sedia rotta,
qualche Barthes e Calvino sul parquet, non c'era posto: evito rogne a Malpensa.
M'affaccio e c'è da rifare il letto come l'esistenza di sé.
Anche il minestrone è così duro che lo pesto con la forchetta e a pugni,
non s'ammorbidisce, non entra, dice che la stenosi è più del solito.
Passano ore e gli uccelli cantano che ancora il parco è abbuiato di nebbia,
si fa tardi anche stasera per niente.
(28 gennaio 2012)

Cercare

Cerco ciò che non c'è alla Feltrinelli.
Un odore, un passaggio, l'ombra lunga di mezzogiorno.
Anche dal tabaccaio scompigliato guardo bene oltre il banco.
Un piccione mi starnazza davanti, vorrebbe delle briciole,
ma il big-mac l'ho già ingoiato in piedi.
Non mi dicono qui se l'infinito che cerco sta di là o di qua.
Non l'hanno visto, e sono meravigliati che qualcuno ne chieda.
Ci accompagna l'ombra sul fianco sinistro,
e così la strada è più gelida, sprizza tramontana e la morte.
Musil, Chateaubriand ? Sono morti anche loro come toccherà a me.
Non ci saranno sconti, non ne cerco, ho sempre pagato il prezzo.
Non darò battaglia alla morte. E chi se ne frega ! Venga pure.
Non mi ghiaccia a pensarci e non m'incuriosisce, la vedo e non mi monto la testa.
Intorno si fa il vuoto. Vanno a pranzo e ne tornano altri a stomaco pieno.
I palazzi bombardati sono stati rifatti allora, ed è già ora di ribombardarli.
Così avremo tutti la merda alle pupille, e da essa nascerà qualche cosa,
anche se s'allargherà il mattatoio della storia.
Guardo in giro, ma non c'è alcuno che conosco cui far leggere queste righe
senza darmi del matto a stomaco vuoto.
(21 gennaio 2012, a Piazza Roma)

126 l'11 settembre

Il tronco di ippocastano era tra noi due,
quel tanto da occultarci la vista reciproca,
non una voce, non un sussulto,
eppure era li di sicuro come sempre,
come un banco di calcare dello Spicchio.
Ne sentivo lo spirito bello e forte,
lui che dalle viscere della terra del Belgio
impartiva lezioni di tecnica mineraria
a quel povero ingegnere con la testa
poi fracassatagli da un masso franatogli addosso.
Non c'erano ostacoli al nostro silenzioso dialogare
per sentimenti ancestrali e un pò scuri
per quella via larga dove le frane e la piena
ti sono addosso come innamorati
della tua pellaccia dura da vendere presto.
Sanvensis vedeva bene che la brezza del solleone
spostava le fronde dei platani e degli ippocastani,
e sentiva quei 60 anni di matrimonio come un prurito
da grattarsi nel silenzio tanto erano profondi
come le tante cose che sono passate sotto i ponti
da quel 15 settembre del 1951.
(11 settembre 2011, davanti l'osteria La Rocca)

Voci

Lascio la risacca bizantina scura
e m'inerpico sui banchi di calcare
con questa matita non mia
che fissa le mie idee sulla carta.
Quella voce mi accompagna da un pò.
Che sia là, dove non vedo?
Che sia intorno come l'aria?
Quella voce innata segna la via larga
e m'allieta nei miei gravi di sempre.
(23 maggio 2011)

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Urta la balaustra strisciando il lastrico
mentre sfreccia storto e s'erge sulle staffe.
Non c'era posto per tutti,
dicono che l'erba era molla,
e che Albertino (il barbone)
era morto lì poco fa.
Si rierge sulle staffe stanco
e sprofonda sordo in sella
senza abbassare la visiera del casco.
Si muove qualcosa in questo posto
mentre apprestiamo basse vergogne
esponendole al vento dell'est.
Hai fatto il biglietto?
(7 maggio 2011)

Una stanza (la stessa)

Sempre buia, con la tapparella bassa.
Che sia per non far uscire la vita andata?
Che sia per non far volare al vento i ricordi?

Quei fiati che s'incontravano non ci sono più
nemmeno sotto le coperte leggere di primavera,
nemmeno nell'aria alta delle note mute.

Quel poco che avevo è oggi una menzogna
che s'insinua con calma nelle pieghe del pensiero
che mente essa stessa nel girare a tutta birra.

C'est la vie monsieur! La via larga della vita,
che ti plasma come fa una norma dimenticata
che dal cassetto se ne torna al tuo specchio scuro.
(16 aprile 2011)